-viaggio delle 17,30-

i pesci ringhiano dietro le ali
Dei palazzi Con tutte le linee
Tese di fili e di strade Forse
Una scena acquatica
Il guscio delle tartarughe
Spurgato da sotto gli alberi crudi
Il viaggio si è mostrato
A tratti A mezzo chilometro di altezza nociva
Con certi specchi chiusi
Sugli occhi Le bolle triangolari
Appena a galla C’era un Matrix in abito scuro
La pioggia nel ghigno informatico dei corpi
Esitanti Per tre minuti il contenitore ha continuato
A perdere sangue dalle increspature dei vetri
-Und Raus Raus Raus _ diceva un
Povero cristo contro i piedi di tutti
Nessuna difesa Avete visto qualcuno su
Questi sedili di paglia? L’ultima giacca fu
Riempita di noci del Congo e fatta cadere in disparte.
Lo tsunami ci rapisce
All’improvviso Sono le 17,30 Berta e Concita scendono
A terra con due bambole strette alla pancia
Nel buio una mano le ha spinte senza spiegazioni La prima non ha parlato
L’altra è rimasta col fagotto alle braccia_
In fusione a una serie di insegne lascive Dal breve brusio generale

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-con il rosso del pomodoro pesto- di Darsa El Enaval

Anche oggi mi è sembrato
Di vedere il suo cuore
Invece era solo un bordo
Trascinato senza niente
A mezza altezza
In dormiveglia al pensiero
Pesante
Così ho guarnito il tempo
Con il buio
e i fiori e la roccia
Con il rosso del pomodoro pesto
Come una poesia riservata alle larve
Del cimitero
Qualcosa di inutile
Che non sa gioire

-facile l’arresa-

Facile l’arresa
al caldo profumo
Dalla carne incensurata
Ricevo questo secondo
La tua bocca
sponsorizzata al respiro
latitante
Un rivolo
Poi il varco che non ci ha
neanche misurato la
fuga sotto i piedi
La sporgenza dei sessi
da sempre integrata
al cuore
Cadiamo
in un turbine
Nel sangue dei fiori
Con i corpi incontinenti
e dritti
Alla riga del mondo
Anime di sensi
Per qualunque
posto scattato a vuoto

(I’ cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che ’nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri»)

-loro si fissano dove non c’è nessun posto-

loro si fissano dove non c’è
nessun posto/ Nel vapore
delle nubi/Sui rami suburbani
Di tutte le metafore congelate
Nel cuore esausto/ E’ questo
il mondo?
Suoni =smooth jazz=
sembrano avvicinare le tue
braccia lontane/Qualche luce
dal buio delle cose/ Ma tutto si dimena alle pareti
dei lunghi corridoi interrati senza
fine/ Con le scartoffie
divenute poesie del freddo
quotidiano/
Nulla ( poi )dell’amore
Tardiva la parola del poeta
L’appuntamento incombe
Dal primo minuto/ Schiavo di un elefante che
affiora dalla tazza ricolma di the nero
Enorme E solfeggiante/
Che chiude le bocche
Lentamente vivisezionate sotto la pioggia antica

( Lo studio del veterinario
Apre in regime della faglia notturna.
Mi troverete là. Al centro della felice malattia
o sdraiata sopra un lettino traballante )

-i corvi-

I corvi si radunano.
Non nel suono immediato.
Sui tralicci appoggiati agli
stessi tiranti del giorno.
Una posa di schiena.
__Contro il cielo di corteccia_
gli ombrelli
al “job” della pioggia
scrollante.
Quanto tempo è passato?
/Impossibile l’ingegneria
di un cronometro labile.
-Bonne nuit-_dice lo stormo-
-Joyeux anniversaire _ replica
la luce recisa. Il tuo corpo ha già disinnestato
gli odori e le pulsioni.
Le dita dell’amore al seguito
degli ordigni trovati per strada.
I corvi ci colgono di sorpresa. Ai tagli dell’ acqua
Mentre qualcosa si trascina
dietro un altro ritorno
Con le gambe malferme
Dall’ultima ombra insediata
nella bocca di ferro.